Non tutte le strade sono dritte. E non tutte devono portarci nello stesso posto.
La Mappa che non c’era è un albo illustrato accompagnato da La Mappa delle Cose che Contano, un percorso educativo di accoglienza pensato per le classi quarta e quinta della scuola primaria.
Attraverso la storia di Elia, i bambini incontrano una mappa molto particolare: all’inizio non contiene strade, nomi o destinazioni. C’è soltanto un punto: TU SEI QUI.
Giorno dopo giorno, però, sulla mappa iniziano a comparire linee, bivi, strade interrotte e incontri. Elia scoprirà così che crescere significa anche cambiare direzione, vedere alcune relazioni trasformarsi, incontrarne di nuove, chiedere aiuto e accettare di non sapere ancora dove porterà la propria strada.
Dopo la lettura, la metafora dell’albo esce dal libro ed entra nella classe.
Con il percorso La Mappa delle Cose che Contano, bambini e insegnanti costruiscono insieme una Grande Mappa attraverso 5 tappe narrative, cooperative e riflessive:
📍 Tu sei qui — identità e punto di partenza
🎒 Quello che portiamo — consapevolezza e bagagli invisibili
〰️ Non tutte le strade sono dritte — cambiamento e flessibilità
🌉 Le strade si incontrano — relazione e collaborazione
🧭 Quale strada costruiamo? — appartenenza e scelte condivise
Ogni tappa comprende obiettivi, durata, preparazione, apertura narrativa, copione per l’insegnante, domande guida, attività e laboratori, momenti di riflessione, adattamenti inclusivi e costruzione progressiva della Grande Mappa.
Sono inoltre presenti numerosi materiali stampabili pronti all’uso: mappe personali, carte, simboli, zaini, Carte Imprevisto, Carte Ruolo, materiali per il Ponte degli Incontri, coordinate, bussola della classe, elementi per comporre e trasformare la Grande Mappa e Passaporto del Viaggio.
I Materiali per la stampa vengono presentati nella doppia versione a colori e in bianco e nero.
Il percorso è progettato con uno sguardo inclusivo: non esiste un unico modo corretto di partecipare. I bambini possono scrivere, disegnare, scegliere simboli, osservare, collaborare o decidere di non condividere contenuti personali.
E soprattutto, la mappa non si chiude a settembre.
Può rimanere in classe durante l’anno e accogliere nuove strade, deviazioni, domande, incontri e piccoli passi, trasformando l’accoglienza nell’inizio di un linguaggio condiviso della classe.
Perché la domanda non è necessariamente:
«Dove dobbiamo arrivare?»
ma forse:
«Quale strada possiamo cominciare a costruire insieme?»